GT OUTDOORS ITALY

UNA LINEA DI ABBIGLIAMENTO LA CUI FORMULA E’
RAGGIUNGERE LA VETTA DELLE PROPRIE PASSIONI
FONDENDOSI CON LA NATURA E L’AMBIENTE

GT OUTDOORS ITALY OVVERO LA PASSIONE E L’ESPERIENZA DI GIULIA TABOGA CHE SI TRASFORMANO IN CAPI TECNICI DI ULTIMA GENERAZIONE CON UN INCONFONDIBILE STILE FEMMINILE

Giulia Taboga una donna fuori dagli schemi contagiata sin da bambina dall’amore per la natura. Appena poteva se ne andava nei boschi e ci trascorreva ore: alberi, piante e animali la rapivano. Giulia Taboga, una donna indipendente, determinata nel seguire le proprie passioni e le proprie inclinazioni, tanto che il tempo, quando era ed è immersa nella natura, perdeva e perde per lei significato anche perché riusciva e riesce a ritrovare la vera essenza di sé, il suo essere donna. Naturale conseguenza di questo amore per la natura è stata la fascinazione per Artemide,
la dea greca degli animali selvatici, della caccia e della foresta, nel solco di una tradizione che è nata quando l’uomo è apparso sulla terra. Un modello femminile non facile, una dea autonoma e fuori dal coro, ma che ha portato Giulia Taboga a trovare la sua strada per la propria realizzazione che l’ha vista crescere e imporsi, anche come testimonial di prestigiosi marchi e aziende e come protagonista di programmi televisivi specializzati. Anni e anni di passione e di vita nella natura in ogni angolo del mondo hanno fornito a Giulia il bagaglio
e l’esperienza per pensare e poi realizzare GT Outdoors Italy, una linea originale di abbigliamento specifico dedicata esclusivamente alle donne seguaci del mito di Artemide e capace di coniugare la passione per la vita all’aria aperta con il desiderio di salvaguardare ed esaltare la femminilità.
I capi targati GT Outdoors Italy sono il connubio perfetto di tradizione, eleganza, praticità, innovazione, versatilità, massima performance e resistenza con il denominatore comune della femminilità nella sua massima espressione. E, siccome l’esperienza vale se evita
il ripetere errori già commessi, quella di Giulia, un’esperienza pluriennale, si traduce concretamente nell’assenza di quelle imperfezioni che solo chi indossa e sfrutta i capi riconosce. Il tutto trasformato in realtà attraverso materiali di ultima generazione.

“Quando dico che sono una cacciatrice, capisco dagli sguardi cosa pensa chi ho davanti: Ma come? Una donna? Che ha nel suo Dna la procreazione, la conservazione e la protezione. Se mi è consentito allora rispondo parlando delle leonesse”: questa frase è il biglietto di presentazione più autentico
di Giulia Taboga, 32 anni, che aggiunge e spiega: “Sono le leonesse che cacciano e procurano il cibo per la famiglia.
E non sono l’unico esempio in natura. Quindi, l’obiezione che mi viene fatta non è sensata”.
Una dichiarazione che non lascia spazio a fraintendimenti. Poi, parlando con questa giovane donna, folgorata dal mito di Artemide in giovane età, emerge quanto sia anche, se non di più, naturalista e ambientalista “sui generis”. Sì, Giulia Taboga ha cominciato ad andare a caccia a 13 anni e ha fatto la licenza appena possibile, ma poi racconta che caccia cinque mesi l’anno e negli altri cammina nei boschi e per le montagne osservando gli animali,
i loro eventi familiari (amori, nascite), magari immortalandoli con la macchina fotografica.
Non solo: provvede anche, se è il caso, a far sì che gli animali selvatici abbiano foraggio e cibo, Classe 1986, Giulia Taboga ha una sua fama nel mondo venatorio europeo e internazionale. E’ stata testimonial di importanti marche del settore come Franchi, Fiocchi, Steiner, Crispi, Riserva  Shothunt e Swarosvki. A 24 anni Sky le ha chiesto di partecipare a una serie tv di argomento venatorio, Giulia ha ceduto al terzo assalto, frenata le prime due volte dalla sua timidezza. E ora da qualche anno è la protagonista di diverse trasmissioni.
Le piace cucinare e di conseguenza prepara da sé quello che riesce a cacciare e aggiunge: “Non compro mai carne nei supermercati.
Non fossi diventata cacciatrice, probabilmente sarei vegetariana”. Una donna a più sfaccettature che indubbiamente si trova più a suo agio nei boschi e sulle montagne, ma che se deve lanciarsi lo fa come nel caso di GT Outdoors Italy, un’impresa che Giulia spiega lapidariamente così: “Ho deciso di farlo dopo che per 11 anni ho dovuto indossare abbigliamento tecnico maschile”. Le interessano le abitudini di caccia degli altri Paesi e questo l’ha portata a viaggiare parecchio in tutto il mondo. Alla fin fine Giulia parla di “caccia come gestione ambientale” e spiega: “Se incontro un branco di cervi, non prendo di mira quello col palco di corna più bello, non mi interessano i trofei, ma quello che è palesemente il più debole. E questo anche dopo otto ore di cammino”. Chiude perentoria: “E quello che si caccia deve essere portato a valle da chi l’ha preso”.
Da come lo dice risulta chiaro che non è un’affermazione fatta per fare colpo, ma una regola infrangibile.
E le regole – fa capire Giulia – sono fatte per essere rispettate.